Sondaggi su uso e percezione degli psichedelici in USA

Secondo un sondaggio nazionale della RAND Corporation (basato su un campione rappresentativo di 10.122 persone) sarebbero quasi 10 milioni gli adulti che nel corso del 2025 avrebbero assunto microdosi di psilocibina (69%), MDMA (65%) o LSD (59%). Analogamente, rispetto all’uso di dosi comuni di psichedelici più in generale lo scorso anno circa 11 milioni di persone avrebbero assunto psilocibina (sia nei funghi che in forma sintetica), seguita nell’ordine da MDMA e l’analoga MDA (4,7 milioni), Amanita muscaria (3,5 milioni), ketamina (3,3 milioni), LSD (3 milioni). L’indagine non indaga su ulteriori dettagli qualitativi (set, setting o provenienza delle sostanze) e per le microdosi va notato che, pur se i resoconti soggettivi spesso riportano maggior creatività o miglioramenti d’umore, secondo recenti studi gli effetti non sembrano essere superiori a quelli del placebo.


Sondaggio RAND Corp.

Una diversa indagine, condotta su un campione di 1.022 individui maggiorenni dalla società di analisi Ipsos e dal sito di notizie e analisi Psychedelic Alpha, riporta atteggiamenti contrastanti tra gli adulti statunitensi nei confronti di tali sostanze. Vista la scarsa informazione che caratterizza soprattutto i maggiori quotidiani cartacei (fonte primaria per il 18% degli ultra 65enni e per i cittadini compresi tra 50 e 64 anni), la preoccupazione più comune, sollevata da circa un quarto degli intervistati, riguarda la possibilità di un’esperienza psicologica negativa. Invece per i più giovani (18-34 anni) sono i social media la fonte primaria d’informazione (60%), seguita dalle conversazioni con gli amici (41%).

Rispetto all’uso terapeutico, le opinioni positive e negative si equivalgono sul 28%, con il 44% che esprime parere neutro o contrastante, con gli anziani più propensi ad avere opinioni negative e i laureati sul fronte positive. Mentre però la narrativa del “bad trip” continua a plasmare la percezione pubblica degli psichedelici, solo una piccola minoranza (3%) afferma di rifiutare categoricamente di volerne provare qualcuna. Dati che nel complesso confermano la necessità di un’informazione più ampia e più chiara che interessi trasversalmente i diversi gruppi di età, le comunità razziali-etniche e i livelli di istruzione.

(ripreso da MindNews, gennaio 2026)

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