Uno studio coordinato dall’Hellenic Center for Entheogenic Research ha riesaminato la cosidetta “ipotesi eleusina”: la possibilità che la Claviceps purpurea, un fungo che infetta i cereali e produce alcaloidi dell’ergot, fosse l’agente psicotropo contenuto nel kykeon, l’elisir sacro usato nel culto greco di Eleusi (circa dal 1550 a.C. al 390 d.C.). Sebbene alcuni reperti archeologici sembrino appoggiare tale ipotesi, rimangono alquanti scarsi i dati sperimentali che confermano la trasformazione degli ergopeptidi tossici in derivati psicoattivi dell’acido lisergico ammidico in quelle presunte preparazioni antiche.
I potenziali prodotti dell’idrolisi dell’ergot sono stati studiati utilizzando una tecnica che avrebbe potuto essere facilmente applicata dalle sacerdotesse di Eleusi, in particolare la reazione con la liscivia. Pur se la versione finale dello studio (basato su una complessa procedura chimica) è ancora in fase di revisione, i ricercatori greci avrebbero dimostrato l’effettiva capacità di rimuovere le tossine.
Due ore dopo aver immerso masse miceliali di Claviceps purpurea in una soluzione di liscivia composta da acqua e cenere, si è scoperto che gli ergopeptidi tossici erano stati completamente eliminati, mentre gli alcaloidi dell’ergot erano stati convertiti in composti psicoattivi come l’acido lisergico ammidico, meno potente l’LSD ma con effetti psicotropi analoghi a quelli provcati dai semi di Morning Glory” (o Bella di Giorno o ipomea) probabilmente già utilizzati negli antichi rituali aztechi.
Nei primi risconti sul social X qualcuno puntualizza quest’ultimo aspetto mentre altri invece rimarcano come, pur con l’ennesima conferma del possibile uso di pozioni psicotrope in questi riti segreti, ciò non vuol dire che così fosse di fatto: finora non ne sono mai emerse prove certe e concrete.
Posizione quest’ultima ribadita, la scorsa estate, anche da due studiosi di religione della Queen’s University canadese, sostenendo anzi che continuare a proporre simili ipotesi come un dato di fatto può risultare dannoso a vari livelli.
Secondo Sharday Mosurinjohn e Richard Ascough libri quali il noto The Road to Eleusis (1978) e ancor più The Immortality Key (2020) costituiscono “una sorta di fondamentalismo religioso” e rientrano nel progetto complessivo di assegnare un pedigree autorevole e romantico alla civiltà occidentale, dando dignità all’uso di sostanze stigmatizzate e rivitalizzare ogni esperienza mistica.
Si vorrebbe cioè dimostrare che una pratica relativamente recente, come quella dell’uso rituale di psichedelici (come pure per l’ayahuasca), sarebbe invece una religione antica e diffusa, alla base di ogni tradizione religiosa successiva. “Così facendo, si evita di relazionarsi con le tradizioni indigene odierne ben documentate, né ci si pone in continuità con altri, e forse ancor più antichi, metodi non farmacologici per modificare la coscienza”, spiegano i due studiosi.

Senza nulla togliere all’importanza dei misteri elesusini, e visto l’attuale dibattito globale su potenzialità e utilizzi di queste sostanze, è fondamentale che si comunichi in maniera veritiera ed efficace sulla storia e sulla cultura psichedelica, anziché proporre una visione specifica (e forse errata) del passato. Pur sempre in attesa di nuovi reperti e studi archeologici ad eventuale conferma dell’ipotesi stessa.
Sul tutto vanno aggiunte alcune recenti riflessioni di Robert Forte, curatore delle ultime riedizioni de The Road To Eleusis: (1) I misteri erano talmente segreti che solo una persona violò il giuramento nei quasi duemila anni in cui furono celebrati a Eleusi. E anche se il kykeon fosse stato psicotropo, esso rappresentava soltanto la minima parte di un processo di divinizzazione molto lungo. Come per qualsiasi altra sostanza psichedelica, se la si assume prima o in assenza delle necessaria preparazione e pre-requisiti, si innesca il cosiddetto “disturbo da inflazione psichedelica” e si attirano opportunisti e profittatori vari, come è il caso oggi. (2) Sembra che quando i misteri vennero istituzionalizzati a Eleusi, intorno al 1500 a.C., fossero già stati cooptati dallo Stato e trasformati quel che si potrebbe definire “l’oppio dei popoli”. Pur se la loro origine resta poco chiara, si sospetta che provengano dalla società molto più antica, e apparentemente più pacifica e sostenibile, della Creta minoica, poi improvvisamente distrutta da terremoti e tsunami.
–Bernardo Parrella
