È possibile durante il sonno provare certi momenti creativi fino al ‘problem solving’, cioé trovare la scintilla della soluzione a qualche rompicapo su cui ci si è scervellati inutilmente durante il giorno? Questa la domanda che si poneva un team di ricercatori della Northwestern University in Illinois (USA), il cui studio è stato pubblicato recentemente sulla rivista Neuroscience of Consciousness. Ciò sulla base di indagini precedenti in cui era emerso come fosse più facile trovare soluzioni creative dopo un periodo di sonno, rispetto a quanto non avvenga dopo un equivalente periodo di veglia. E il risultato primario conferma che la fase di sonno REM (Rapid Eye Movement) può influenzare il contenuto dei sogni e sua volta migliorare le capacità ‘problem solving’ al risveglio.
I 20 volontari, selezionati per la loro frequenza di sogni lucidi (almeno una volta al mese), hanno compilato il diario dei sogni in media 11,1 mattine dopo le sessioni di laboratorio, in 7,4 delle quali hanno riferito di ricordare il sogno. In media, dopo le sessioni in laboratorio sono rimasti irrisolti 3,68 degli appositi rompicapo ideati per richiedere creatività nella soluzione e che potevano essere potenzialmente incorporati nei sogni a casa. A ciascun problema era associata una colonna sonora unica, che i ricercatori hanno fatto ascoltare ai partecipanti durante la notte, una volta entrati nella fase REM per riattivare la memoria di alcuni dei rompicapi che non erano riusciti a risolvere durante il giorno, utilizzando cioè la Targeted Memory Reactivation (TMR).

In definitiva, il 75% dei partecipanti ha avuto sogni che comprendevano frammenti o idee relative a quei rompicapo che non erano riusciti a risolvere prima di addormentarsi. E messi nuovamente alla prova su qui problemi, hanno ottenuto una percentuale di soluzioni corrette più elevata di chi non li aveva affrontati nuovamente nei sogni: 40% di soluzioni azzeccate, contro il 20% ottenuta in assenza di sogni rivelatori.
Nel delineare le loro conclusioni, i ricercatori statunitensi spegano che, pur se a livello anedottico si ritenesse da tempo che i sogni facilitassero la creatività, i metodi scientifici utilizzati finora per influenzare o studiare il sogno si fossero rivelato alquanto limitati . In questo studio si è invece dimostrato che l’applicazione della TMR durante il sonno REM può orientare il contenuto dei sogni verso problemi irrisolti; e quando questi venivano incorporati nei sogni stessi, grazie alla manipolazione ripica di chi vanta una certa esperienza nei sogni lucidi, era più probabile che venissero risolti la mattina successiva. Una strategia sperimentale che potrebbe rivelarsi utile per future ricerche di più ampia portata, volte a dimostrare direttamente l’utilità dei sogni in questo contesto.
