Da qualche tempo circolano sui social media diversi post altamente sensazionalistici sui “boleti allucinogeni” rimbalzati da diversi “esperti” o meglio presunti tali. L’intera questione poggia soltanto sull’accumulo di resoconti etnografici, clinici ed epimediologici privi di un nesso causale: il fatto che esistano intossicazioni con sintomi neuropsichiatrici
ascrivibili all’assunzione di boleti crudi non implica l’esistenza di un principio psicoattivo specifico, né
tantomeno “allucinogeno” in senso farmacologico.
In base ai dati riportati queste sindromi sono caratterizzate da sintomi gastrointestinali iniziali frequenti,
con lento incremento, lunga durata, delirio, stati maniacali, atassia, parestesie ed altre componenti proprie del
delirio tossico [1]. Il genere Boletus include diverse specie come B. aereus, B. aestivalis e B. edulis, ma anche alcune specie tossiche, quali B. huronensis e B. sensibilis, le cui isolettine tossiche, quando non vengono degradate con la cottura, possono causare encefalopatia acuta [2] – altra condizione compatibile con la sintomatologia riportata.
Nessun alcaloide indolico, triptaminico, isossazolico o dissociativo è noto per produrre effetti simili. Al massimo si potrebbe pensare agli anticolinergici, ma scopolamina ed atropina non sono presenti nel mondo funghino. Daltronde una delle specie più associate a sintomi neurologici, Lamnoa asiatica, è stata analizzata diverse volte senza mai trovare nulla di psicotropo. Nei pazienti che l’avevano ingerita sono state rilevate invece alterazioni a carico della fosforilazione ossidativa e disfunzioni mitocondriali indicative di un danno energetico cellulare [3].

Piuttosto che immaginare una nuova classe inedita di sostanze psicotrope, è molto più logico pensare che siano le isolettine o altre tossine gastroenteriche le vere responsabili di questi effetti.
Da notare che nei casi d’intossicazione da Boletaceae dei pazienti della provincia di Yunnan in Cina compare frequentemente una particolare alterazione visiva, ovvero la visione di piccole figure antropomorfe,
localmente chiamate “xiao ren ren”. La microscopia è tuttavia un pattern neuropsichiatrico noto, compare in numerosi contesti nonmfarmacologici e non è diagnostica di un preciso effetto farmacologico. Alcuni disturbi metabolici, tossici o neurologici possono alterare il modo in cui la corteccia visiva e le aree parietali del cervello rappresentano lo spazio e le dimensioni degli oggetti.
Inoltre bisogna anche tenere presente gli aspetti culturali: l’esperienza visiva o sensoriale non è mai neutra, il cervello interpreta i segnali in base alla memoria, al contesto e alle credenze. Se una cultura ha una narrazione stabile di “piccole persone che abitano i funghi”, l’ingestione di funghi leggermente neurotossici può far sì che le allucinazioni adottino quel contenuto culturale.
In conclusione, gli effetti dei “boleti allucinogeni” appaiono più coerenti con un delirio tossico mediato da composti
gastro-neurotossici, che non con la presenza di un principio attivo psicotropo specifico. I resoconti sulle “piccole persone” non indicano automaticamente una nuova classe di allucinogeni, ma si possono facilmente spiegare con sintomi neurotossici, contesto culturale e interpretazione soggettiva delle esperienze.
La scienza, come sempre, richiede prudenza: tra folklore, osservazioni cliniche e dati chimici inconsistenti, la spiegazione più parsimoniosa rimane spesso la più probabile.
FONTI:
[1] Dai, Ruanxian, et al. “Neuropsychiatric symptoms following the consumption of Lanmaoa asiatica, a poisonous mushroom native to Yunnan.” Hong Kong Journal of Emergency Medicine 31.6 (2024): 299-303.
[2] Horibe, Masashi, et al. “Toxic isolectins from the mushroom Boletus venenatus.” Phytochemistry 71.5-6 (2010): 648-657.
[3] Dai, Ruanxian, et al. “Untargeted Metabolomic Analysis Using UPLC–MS/MS Reveals Metabolic Changes Associated With Lanmaoa asiatica Poisoning.” Food Science & Nutrition 13.7 (2025): e70583.
–Giuseppe Cazzetta
